Genitori Informati

Una rubrica con indicazioni ed informazioni per i genitori, aggiornata con le ultime novità sul tema della puericultura.

Allattamento al seno: il ruolo del papà

 

Una nuova madre deve affrontare una tempesta di emozioni con l'arrivo del figlio. Ma anche i papa' spesso si sentono sopraffatti dalla gioia, la fatica, lo stupore e le inquietudini che accompagnano la nascita del figlio. Quando una madre si dedica totalmente all'allattamento al seno, il padre potrebbe sentirsi escluso e geloso, nel vederli uniti al seno, giocare e dormire. "Ed io, quando verrà il mio turno?" pensa il padre. Eppure questo legame intenso stabilsce le fondamenta di un senso di sicurezza per il futuro. Chiaramente molti studi confermano che i bimbi i cui padri sono coinvolti nella loro vita sin dalla nascita rispondono meglio in termini conoscitivi, di risultati scolastici e nei rapporti sociali. Senza dubbio lo sviluppo ottimale di un neonato parte da un vincolo sicuro con entrambi i genitori.

Come può aiutare un papà?  Entrate in scena!
È facile dire che i papà sono importanti nella vita di un neonato e nel sostegno ad una partner, però a volte, specialmente durante i primi mesi, è difficile capire in che modo si deve partecipare.
Vale la pena sottolineare che anche un piccolo gesto, un piccolo dettaglio per piccolo che sia può significare molto: una parola di incoraggiamento, porgerle un cuscino per aiutarla a stare comoda, aiutarla in qualche faccenda domestica o coccolare il bimbo dopo la poppata, proteggere e difendere la decisione di allattare il bambino al seno, a richiesta, come consigliato dallo specialista dell'allattamento, dai consigli della nonna degli amici o familiari che vorrebbero che il bimbo mangi a orari fissi per es. È dimostrato infatti che l'appoggio del papà è il fattore più importante nella decisione di una madre nell'iniziare o continuare l'allattamento al seno.
L'Accademia americana di Pediatria ed altre organizzazioni mondiali della Sanità raccomandano l'allattamento materno come una unica e completa fonte di nutrizione fino a 6 mesi di vita.
Assecondare la decisione del la madre nella scelta di allattare al seno significa dare priorità ai valori del la famiglia, entrare con grande orgoglio nella scena, partecipare con gioia ai cambiamenti meravigliosi che l'arrivo di un figlio può portare nella vita di una coppia e assicurare la migliore salute futura di suo figlio. Anche i papà dovrebbero partecipare ai corsi di preparazione all'allattamento al seno, per conoscere i vantaggi del latte materno, per il bimbo, la madre, e le aspettative realistiche nella relazione di coppia nelle prime intense settimane di vita.

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Allattare durante il lavoro? Perché no!

 

Il ritorno a lavoro non significa la fine dell’allattamento al seno.
Con un po’ di pianificazione e di collaborazione potresti conciliare con successo l’allattamento al seno con il lavoro, indipendentemente da quante ore lavori. Se torni al lavoro quando l’allattamento al seno si è stabilizzato sarà molto più facile. Manualmente o con un buon tiralatte puoi estrarre il latte in modo efficiente durante le pause di lavoro.
Potrebbe essere utile iniziare ad estrarre il latte qualche giorno prima del rientro, e costituire una riserva di latte. Se ti è possibile, quando ti estrai il latte al lavoro, portati una borsa termica in cui conservarlo fino al rientro a casa, se non hai modo di metterlo in frigorifero.
Infine non dimenticare che puoi chiedere al tuo datore di lavoro una flessibilità dell’orario che ti permetta di allattare durante ad esempio i momenti di riposo giornaliero cui hai diritto (vedi box sotto).
Un consiglio: porta un cambio di maglietta e reggiseno al lavoro in caso di perdite di latte.


La tutela della donna in caso di maternità è regolamentata dalla legge italiana (Legge n. 151 del 26 marzo 2001). La donna che lavora ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per 5 mesi in tutto da 2 mesi prima della data presunta del parto fino a 3 mesi dopo. In caso di buona salute, può assentarsi dal lavoro all’inizio del nono mese e rimanere a casa per i primi quattro mesi del bambino. Al momento del rientro al lavoro, la mamma, fino al compimento del primo anno di età del bambino, ha diritto a due ore giornaliere di riposo retribuito se l’orario di lavoro giornaliero è di almeno sei ore; altrimenti le ore di riposo sono ridotte a una. Anche il padre lavoratore può esercitare questo diritto ma solo quando la mamma non se ne avvale. Per la mamme di gemelli le ore di riposo sono raddoppiate e le ore aggiuntive possono essere fruite anche dal padre, se necessario insieme alla madre.
Allattamento al seno e lavoro: www.inail.it - cerca “quando arriva un bambino”

 

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Linee guida all’introduzione dei cibi solidi

 

Secondo le linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità,
l’allattamento al seno esclusivo è raccomandato per i primi 6 mesi di vita del bambino, qualora non intervengano problemi o necessità diverse.
Al compimento del sesto mese di vita, il bambino è molto incuriosito da quello che la mamma e il papà mettono a tavola. Inoltre in questo periodo il bambino impara a reggersi seduto da solo  e mostra la capacità di aver perso, se pur progressivamente, il riflesso che li porta a portare la lingua fuori e che finora era servito per la suzione.
Autosvezzamento è il termine semplice e immediato per indicare l’introduzione di cibi complementari diversi dal latte, “a richiesta” del bimbo: è il più naturale, sano e rispettoso modo per una naturale evoluzione dell’alimentazione del bambino dall’allattamento ai cibi solidi, guidandolo attraverso un progressivo passaggio, nell’assoluto rispetto dei tempi e dei modi del bambino, da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all’universo dei cibi dei grandi.
Il gusto, è tra i cinque sensi, quello che per primo, nella fase orale, serve al bambino per esplorare e conoscere il mondo, quindi per imparare presto e in maniera autonoma a distinguere il dolce dal salato, l’amaro dall’aspro e a sperimentare.
Da subito nella sua postazione, eliminando il vassoio del seggiolone che lo separa dalla tavola, con il suo piatto, il bicchiere con i manici, lasciar testare al bambino la consistenza dei cibi, esplorandoli liberamente, senza che la mamma abbia  paura che si sporchi (ci sono dei favolosi bavaglini lavabili….)
L’autosvezzamento è un approccio che tende a far sentir già dal momento dei pasti, i piccoli, membri effettivi della famiglia, allora il mio consiglio è di trasformare almeno l’ora di cena, in cui tutti ci si trova a tavola, in un momento di gioia, lasciando che il bimbo pasticci  con i cibi che mangiano mamma e papa’.
Al posto delle solite pappine e omogenizzati il bambino può mangiare la pasta, il riso ma anche miglio, orzo, farro, cous cous, oppure verdure biologiche, una torta rustica alla ricotta e spinaci, o un bel piatto di pasta e fagioli. I primi tentativi di assaggiare i cibi, non portano ad ingoiare, ma man mano che il bimbo esplora la consistenza e i sapori incomincia a raggiungere  il pezzo di cibo, poi a leccare o succhiare prima come un gioco, ma presto comincerà a ingoiare. Ovviamente si continua ad offrire latte materno o latte artificiale prima dei cibi o dopo, fino al 12 mese. Offrire al bambino cibi da tavola contribuisce allo sviluppo delle abilità motorie per la masticazione, la ingestione, incluso la laterizzazione della lingua, la capacità di formare il boccone. A differenza del riflesso innato succhiare-ingoiare-respirare, la sequenza necessaria per masticare, ingoiare, respirare va appresa con la pratica. Lo svezzamento fai-da-te incoraggia il bambino verso l’indipendenza. Alcuni bambini rifiutano i cibi solidi se offerti con il cucchiaino ma sono felici di servirsi da soli dei cibi da mangiare con le mani.
Per finger-food, si intendono tutte le portate che si mangiano con le mani, es. fagottini di salmone, tortiglioni di pasta sfoglia, crocchette di patate, frittelle di verdure, zucchine di pastella, pollo al crocco.
Il timore che i bimbi possano strozzarsi con bocconi troppo grandi è facilmente aggirabile; basta stare attenti a sminuzzare tutto e avere un po’ di fiducia nella loro capacità di masticare anche senza denti. Non bisogna mettergli fretta e neppure cercare di imboccarlo. Non lasciarlo mai da solo e non aspettarsi che mangi tutto le prime volte; infine non offrirgli mai i cibi che rappresentano un rischio di soffocamento (acini d’uva, pomodorini, noccioline).